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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Elezioni. La sconfitta delle candidature gay di sinistra, una riflessione
Elezioni. La sconfitta delle candidature gay di sinistra, una riflessione
Bisogna dirselo senza infingimenti: una fase politica si è definitivamente chiusa e con essa anche la stagione delle candidature gay di bandiera.
Mercoledì 19 Aprile 2000
di Aurelio Mancuso
in Focus

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Bisogna dirselo senza infingimenti: una fase politica si è definitivamente chiusa e con essa anche la stagione delle candidature gay di bandiera.

Se guardiamo il risultato delle candidature gay in tutti gli schieramenti il quadro che ne esce è sconfortante, se non drammatico.

Altri approfondiranno per la propria parte politica, a me corre l'obbligo, in questo preciso momento, di riflettere sulla enorme sconfitta dei candidati gay nelle liste dei Democratici di Sinistra.

Certo il dato generale di débacle politico del centro sinistra può superficialmente attenuare il pessimo risultato dei gay. Ma diciamoci la verità, anche in caso di vittoria, il pacchetto di preferenze raccolto dai candidati gay sarebbe comunque risultato miserrimo.

Hanno pesato molti fattori, primo fra tutti di non aver compreso che, (nonostante che gli esempi non mancassero) non basta essere gay, magari molto visibile e persino appoggiato, a parole, da fette importanti del movimento, per ottenere un buon risultato. Nei Democratici di Sinistra conta anche la funzione generale che uno svolge, la capacità di costruire, con pazienza e serietà un lavoro più ampio, che non si ghettizza, né si lascia restringere dalle rigide divisioni di ambito. Di casi di questo tipo ne abbiamo già avuti, e oggi in alcuni consessi provinciali e comunali, siedono gay stimati e punto di riferimento per l'intero movimento per le libertà civili.

Altro dato positivo, che rafforza ancor di più l'impietosa analisi sulle candidature gay, nasce dalla constatazione che laddove come gay dei DS abbiamo sostenuto candidati forti gay friendly, questi hanno ottenuto un buon risultato, ed alcuni sono stati eletti. Si è trattato di candidature che esplicitamente, attraverso prese di posizione pubbliche, e la stampa di decine di migliaia di depliant e materiali informativi, si sono impegnate a favore dei diritti dei cittadini omosessuali, delle loro rivendicazioni, proponendo anche atti concreti da spendere nelle rispettive Regioni.

Quindi non è vero che appoggiare le nostre istanze faccia perdere voti, è vero invece che se si pecca di presunzione, di manie di grandezza, di autosufficienza, il risultato non può che essere disastroso.

E' meglio, molto meglio non candidarsi in quanto gay se non si ha la consapevolezza dello scontro a cui si deve saper reggere; è molto più positivo non doversi contare in aree particolari del Paese, se poi alla fine della conta questa produce una sconfitta generale per l'intero movimento.

A Roma, per esempio, la candidatura di Mauro Cioffari, sostenuta, almeno si diceva, dal movimento romano, ha raccolto oltre 1500 voti, che possono apparire soddisfacenti dal punto di vista personale, per un compagno che per la prima volta si cimenta in una competizione elettorale, ma il suo diciannovesimo posto in lista e l'elezione di Storace a presidente del Lazio, hanno riaperto in modo drammatico la questione dello slittamento del World Pride Roma 2000.

In questo, e in altri casi, si è peccato di ingenuità, di eccessiva fiducia in se stessi e nelle proprie capacità di poter raccogliere un vasto consenso in una, purtroppo, divisa comunità omosessuale locale. Anche il partito ha sbagliato valutazione, ma forse, questo è stato indotto a pensare che un certo iper attivismo, di per se positivo, bastasse per ottenere molti voti.

Ora è il momento di riflettere con serietà, riprendendo un lavoro interno di presenza politica e culturale, che seppur faticoso e poco mediatico, produce nel tempo più risultati. Bisogna aver presente che oggi i Democratici di Sinistra escono da questa tornata elettorale profondamente delusi, con la consapevolezza che vanno cambiati importanti aspetti della linea politica e della pratica amministrativa. Per noi questa lunga e dura riflessione deve servire a insistere sui temi a noi cari, rifuggendo da atteggiamenti da piccola congrega, ma ponendo invece all'attenzione della sinistra il fatto che solo affrontando i temi generali delle libertà, si potranno riavvicinare larghi strati della popolazione (soprattutto quelle sensibili del nord e del centro) che si sentono oppressi da uno Stato molto presente, ma poco disponibile a cogliere i continui mutamenti.

La destra oggi avanza pericolosamente, è maggioranza elettorale, ma soprattutto gode di un diffuso consenso sociale e culturale. E' ora quindi che i gay di sinistra abbandonino atteggiamenti infantili e siano all'altezza di una fase politica che si annuncia dura, ma anche carica di opportunità.

Bisogna aiutare la sinistra a risollevarsi, a superare inutili timidezze, a ritrovare interlocutori tra i tanti gay che hanno preferito votare a destra, perché non hanno percepito la pericolosità di una proposta politica liberalista, ma non libertaria, ma hanno invece abbandonato la sinistra perché nazionalmente afona rispetto alle loro legittime aspirazioni.

C'è davvero molto da fare, e in questo momento dobbiamo ritrovare, tra di noi, una solidarietà effettiva, che serva ad aprire i Democratici di Sinistra a nuove vere culture politiche di cui, dovremmo sempre ricordarcelo, noi dovremmo essere portatori.

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