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| Il festival del cinema gay, una bella esperienza, un patrimonio collettivo. |
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| Identità mobili e produzione di memoria, il festival riflette le novità del costume. Come NOI esprimiamo un vivo ringraziamento agli organizzatori per il materiale culturale e politico messo a disposizione della nostra comunità |
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| Giovedì 20 Aprile 2000 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Anche quest'anno si è concluso a Torino la 15^ edizione del festival del cinema con tematiche omosessuali. NOI ha seguito in diretta la manifestazione come nessun'altra testata giornalistica e nei prossimi giorni continueremo a pubblicare le recensioni delle pellicole della manifestazione. Ormai il festival di Torino è una delle rare occasioni nel nostro paese di incontro e di confronto tra artisti, registi, attori, esponenti della critica, della cultura e del movimento omosessuale. Per più di sette giorni c'è stata l'opportunità di discutere, di confrontarsi o semplicemente di chiacchierare tra vecchi e nuovi amici di omosesusalità e della sua rappresentazione simbolica e nell'immaginario. Se non ci fosse il festival di Torino (e gli altri festival in corso di preparazione come quello di Milano-Bologna e quello sui video AIDS) non avremmo la possibilità di vedere pellicole e proiezioni che altrimenti non circolerebbero nel nostro paese. Certo, i mezzi a disposizione del festival sono scarsi, alcune case distributrici si rifiutano di dare i loro film a un festival troppo "tragato" oppure chiedono cifre esorbitanti. Solo quest'anno, e per la prima volta, una casa distributrice ha dato al festival l'anteprima di un film, quello con Madonna e Rupert Everett, che usciva nelle sale per il grande pubblico. Con il festival di Torino abbiamo potuto vedere lo straordinario e commovente documentario sui sopravissuti gay ai campi nazisti di sterminio, abbiamo visto il film su Magnis Hirschfeld, il fondatore del movimento gay moderno, ci è stato proposto il bel filmato sul dopo Stonwall, e poi una riflessione sul rapporto tra gay e pubblicità e tra gay e televisione. Ma soprattutto il festival ha registrato una tendenza di costume molto forte anche nel mondo gay e nel dibattito sul rapporto tra gay e società, tra gay e d eterosessuali, tra identità diverse. La pellicola che ha vinto il festival, "Sobrevivire", ci parla del desiderio di un omosessuale di avere una famiglia e dei figli, di "provare" una relazione etrosessuale senza rinunciare alla propria identità. Nel corso del festival ci sono state altre pellicole che hanno trattato il tema del rapporto gay-figli. In realtà viviamo in un mondo di identità mobili e di confini sempre più labili tra le diverse identità. In particolare c'è una evidente "curiosità" degli eterosessuali verso l'omosessualità o, più probabilmente, verso la propria componente omosessuale che, finalmente, si comincia a riconoscere e ad accettara. Esiste un analogo processo anche tra gli omosessuali? O più semplicemente tutto ciò è una proiezione eterosessuale sull'omosessualità? NOI ha intenzione di aprire un dibattito su questi temi a partire dagli articoli di Daniel Casagrande e Roberto Schinardi, collaboratori della rubrica spettacoli, che riflettono opinioni diverse su questa ricerca. Aspettiamo il contributo dei lettori. Questo articolo ha ricevuto 202 visite.
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