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| E' morta Adelaide Aglietta grande amica dei diritti degli omosessuali. |
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| A 60 anni ci ha lasciato Adelaide amica e alleata di mille battaglie sui diritti e le libertà: |
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| Domenica 21 Maggio 2000 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Oggi è un giorno molto triste, Adelaide Aglietta ci ha lasciato a soli 60 anni. Una vita di battaglie libertarie e radicali, una inequivocabile scelta di libertà, una grande capacità di stare dalla parte delle minoranze. Ricordo Adelaide ad un dibattito alla protomoteca del Campidoglio a Roma nel '94 dopo la grande vittaoria sulla risoluzione al Parlamento Europeo sui diritti degli omosessuali quando parlando delle libertà ci disse: "Mi batto per le libertà degli omosessuali perchè è la mia libertà". Militante radicale prima e verde poi, più volte parlamentare, il contributo di Adelaide Aglietta rimane come esempio politico di onestà e di dedizione senza remore ai diritti civili delle lesbiche e degli omosessuali. Noi tutti sappiamo bene come siano rare le persone che si battono con coerenza ed efficacia a fianco di gay e lesbiche. Adelaide è stata una di queste e noi tutti le dobbiamo un affettuoso ricordo e sincera gratitudine.
Grazie Adelaide, rimarrai nella nostra memoria e nel nostro cuore.
Da Repubblica di domenica 21 maggio 00
Scompare Adelaide Aglietta
cambiò la storia delle donne
Dalle mobilitazioni per il divorzio e l'aborto a quella contro la pena di morte
di MIRIAM MAFAI
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Alle donne che hanno oggi meno di 40 anni probabilmente il suo nome non dice nulla, eppure anche a lei debbono molte delle libertà di cui oggi, con inconsapevole leggerezza, godono. La pillola e il divorzio, la possibilità di mettere al mondo un figlio solo quando e se si vuole, sono cose che oggi, alle donne che hanno meno di 40 anni, sembrano normali, niente di speciale insomma, qualcosa per cui non si deve ringraziare nessuno. E invece, un ringraziamento se lo merita Adelaide Aglietta per la passione e la tenacia con la quale si è battuta, per anni, contro una legislazione arretrata, ereditata dal fascismo, e contro una diffusa cultura e un costume che tenevano le donne italiane in una condizione di permanente inferiorità. Negli anni 60 non era soltanto proibito l'aborto, era anche vietata la propaganda
degli anticoncezionali. Negli anni 60 non soltanto non esisteva il divorzio, ma il marito era considerato il "capo" della famiglia, cui spettava anche lo "jus corrigendi" nei confronti dei figli e della moglie. Tutto questo è finito, per fortuna, nelle anticaglie della storia. Ma non per caso, né per una naturale evoluzione della società. Ma perché ci furono le donne a battersi contro quel costume e quelle leggi.
Adelaide Aglietta, da radicale, fu tra queste una delle più intransigenti, fino ad autodenunciarsi per procurato aborto quando l' interruzione di gravidanza nel nostro paese era un reato previsto dal codice penale. (Un'altra dirigente radicale, Adele Faccio verrà in quegli anni arrestata e detenuta per "istigazione all'aborto").
Divorzio e aborto, la conquista delle due leggi prima e poi la battaglia sui relativi referendum sono state battaglie di civiltà che non sarebbero state vinte senza l' iniziativa politica, l'inventiva organizzativa e la capacità di mobilitazione dei radicali.
Adelaide Aglietta era all'epoca una donna giovane, molto graziosa e madre di due bambine, per la quale il femminismo era passione e ragione di vita. Dalla militanza femminista alla politica il passaggio fu breve e rapido. Aveva poco più di trentacinque anni quando, nel 1976, venne eletta segretario nazionale del partito radicale, prima donna in Italia a ricoprire una carica così rilevante (e non mi sembra che ce ne siano state dopo di lei, fino a Grazia Francescato attuale portavoce dei Verdi).
Era una donna coraggiosa. Quando, nel 1978 venne sorteggiata come giurato al processo di Torino contro le Br, dichiarò subito che avrebbe accettato. Era un periodo terribile, un'epoca nella quale non pochi intellettuali affermavano di "non essere né con lo Stato né con le Br", e nel quale non pochi giurati, impauriti dalle minacce brigatiste, avevano preferito sottrarsi all'impegno considerato troppo pericoloso. Le chiesero se non aveva paura. Lei rispose: "Certo che ce l'ho, come tutti, come donna e come madre. Ma il coraggio sta nel superare la paura, non nel non provarla. E poi, come militante radicale, come non-violenta, ritengo che bisogna opporsi alla spirale della violenza, tentare di bloccarla, se necessario, anche pagando di persona".
Deputato per tre legislature, anche lei, come altri esponenti radicali, sarà vittima di quella che è stata chiamata la "sindrome di Saturno" da cui è afflitto Marco Pannella che, come Saturno, divora instancabilmente i suoi figli. E dunque, nel 1989, assieme a Francesco Rutelli e Franco Corleone, se ne andrà con i Verdi. Da Bruxelles, come deputato europeo, continuerà a condurre le sue battaglie, contro la pena di morte, per il riconoscimento e i diritti delle famiglie di fatto, per la istituzione di un Tribunale penale internazionale permanente. Fino a quando la malattia non la bloccherà.
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