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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Si è aperto a Roma il convegno della Società laica e plurale
Si è aperto a Roma il convegno della Società laica e plurale
Dopo le polemiche sul Gay Pride e dopo l’inaugurazione del nuovo sito dell’Italia laica http://www.italialaica.com/ torna di attualità la proposta laica di garantire la libertà di tutti attraverso la più rigorosa laicità delle istituzioni repubblicane.
Sabato 03 Giugno 2000
di Gay.it
in Focus

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Si è aperto venerdì a Roma, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, il convegno su "Libero Stato e libere Chiese in Europa e in Italia", promosso dalla "Società laica e plurale", che già aveva promosso l'anno scorso la mobilitazione contro il finanziamento pubblico della scuola confessionale. L'iniziativa, prevista da tempo, ha ricevuto particolare attualità dalla concomitanza con le polemiche relative al Gay Pride di luglio. La questione merita ovviamente attenzione e riflessione anche da parte nostra. Proprio le polemiche di questi giorni hanno dimostrato come, di fronte alla prepotenza e all'arroganza delle gerarchie vaticane, sostenute senza riserve dal centrodestra con pochissime (anche se proprio per questo significative) eccezioni, le forze politiche laiche abbiano risposto con timidezza e spesso piena acquiescenza. Il rilievo e la forza di un'Italia politica e culturale laica che ritrovi le ragioni delle proprie convinzioni e dei propri valori è con ogni evidenza una condizione necessaria e preliminare di una politica dei diritti civili degli omosessuali. Ma una forte presenza laica nella società e nella politica, lungi dal costituire la riproposizione, come si suol dire dal tempo del fascismo, di "storici steccati" è anzi una condizione primordiale di sopravvivenza della libertà nella società multiculturale. E’ paradossale che proprio ora l'ondata di servilismo nei confronti delle gerarchie cattoliche si spinga fino al tentativo di limitare i diritti costituzionali dei cittadini, con un Presidente del Consiglio che giunge a rammaricarsi in Parlamento dell'impossibilità di impedirne o limitarne l'esercizio per ragioni di opportunità politica. In realtà le ragioni della più rigorosa laicità delle istituzioni repubblicane dovrebbero avere ricevuto nuova forza dalle nuove situazioni che emergono dalla nascita della società multiculturale. Affermare il principio secondo cui il "rispetto" per la sensibilità di una particolare denominazione religiosa può essere una ragione valida per conculcare o limitare i diritti costituzionali, le libertà di riunione, di manifestazione del pensiero e perfino la libertà di opinione in materia religiosa di altri cittadini significa affermare un principio che potrebbe essere brandito, con esiti terrificanti, da altre denominazioni, ancor più prive di dimestichezza della stessa Chiesa cattolica con i principi e la pratica della democrazia liberale. Alla sinistra italiana, in particolare, bisogna ricordare che, al momento della condanna a morte di Salman Rushdie da parte dell'ayatollah Komeini, il partito laburista britannico restò pressoché ammutolito, per il rischio di perdere il sostegno cruciale, in molti collegi marginali, delle comunità musulmane britanniche. E non si vede come, introdotto il principio della limitazione delle libertà fondamentali in ossequio ai valori e alle "sensibilità" dei cattolici, questo possa non essere poi applicato anche ad altre confessioni religiose, anche più integraliste e fondamentaliste. Di fronte al tentativo oggi in voga di individuare nell’avvenuta costruzione dell’identità nazionale italiana in opposizione alla religione della maggioranza le ragioni della sua intrinseca debolezza, bisogna riaffermare che oggi come 130 anni fa la modernizzazione e il progresso civile del paese – e oggi anche la costruzione di una società multiculturale che sia rispettosa dei diritti di ciascuno - passano invece necessariamente attraverso l’affermazione della libertà civile e religiosa e della pari dignità sociale di tutti i cittadini. Anche, se necessario, contro le pretese egemoniche e la prepotenza dei vertici della Chiesa romana e di ogni altra voce che si levasse a invocare il cammino a ritroso verso una società divisa in ghetti etnici, diritti particolaristici e franchigie di privilegio poste a limitazione della libertà di critica.

In margine al convegno, va segnalato come, portando il saluto dell'Amministrazione comunale, l'assessore alla cultura Gianni Borgna abbia imputato a carenze di comunicazione da parte del Campidoglio le polemiche che hanno investito l'operato del sindaco Rutelli a proposito del Gay Pride, e abbia sottolineato come, anche di fronte a un atteggiamento ancora ambiguo del Governo, l'Amministrazione comunale di Roma sia stata la sola a sostenere la piena legittimità dello svolgimento di questa manifestazione; Regione e Provincia, invece, non solo vi si sono dichiarate contrarie, ma ne chiedono addirittura il divieto. Quanto al diniego del patrocinio, Borgna ha sottolineato come concederlo significhi identificare in tutto e per tutto l'Amministrazione con gli obiettivi e con le modalità della manifestazione, ma il rispetto del principio della laicità impone comunque che si garantisca il diritto di svolgersi anche e soprattutto delle iniziative che non si condividono. Un discorso che, se comprensibilmente esprimeva un disagio proprio di molti esponenti delle forze laiche che fanno parte della maggioranza che guida il Comune, non può annullare l’evidenza dell’arrendevole atteggiamento assunto anche dal sindaco nei confronti del diktat vaticano.

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