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| Arcigay: ora inizia una nuova avventura |
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| Il Congresso nazionale dell’Arcigay ha fatto emergere alcuni elementi molto importanti. In primo luogo l’organizzazione nazionale su cui si riversano critiche e aspettative è in buona salute. |
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| Giovedì 14 Febbraio 2002 |
| di Aurelio Mancuso |
| in Focus |
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Il Congresso nazionale dell’Arcigay ha fatto emergere alcuni elementi molto importanti. In primo luogo l’organizzazione nazionale su cui si riversano critiche e aspettative è in buona salute. Noi lo sapevamo già, ma la tre giorni ha reso evidente, ai tanti osservatori esterni che ogni tanto emettono giudizi di vario tipo sul nostro lavoro, che l’Arcigay è una rete di esperienze, risorse e intelligenze che non ha pari. Il dibattito, che ha anche avuto momenti dove si sono confrontate diverse opzioni, è sempre stato improntato da uno spirito unitario di più, dalla consapevolezza che ognuno di noi fa parte di un progetto utile per far crescere la comunità omosessuale italiana. La presenza poi, a tutti i nostri lavori del presidente e del vice presidente del Circolo Mario Mieli, ha di per se reso evidente che le due associazioni hanno inaugurato una nuova stagione di rapporti positivi, di cui la necessità è avvertita da tutti. Un bel Congresso, che ha eletto i suoi organismi dirigenti praticamente all’unanimità, che si è diviso sulla guerra in Afghanistan, nel pieno rispetto delle posizioni più lontane, che ha saputo affrontare la necessità di avviare un profondo cambiamento della struttura organizzata e allo stesso tempo di rendere più forte l’azione politica e culturale sulla scena nazionale, ma anche sul territorio, I Circoli sono stati i veri protagonisti. E’ risultata evidente la voglia di contare di più, di essere coordinati con continuità dalla Direzione nazionale, di proseguire nell’estensione della presenza sul territorio e di migliorare qualitativamente l’offerta ricreativa. L’Arcigay è attualmente un’associazione in evoluzione: i grandi Circoli avranno sempre più un ruolo propulsore, l’apertura di nuovi Circoli nel Sud dovrà essere seguita con particolare attenzione, il Circuito Uno dovrà acquisire nuove importanti funzioni. Per far ciò c’è bisogno di tempo, di molto lavoro, di pazienza. I problemi naturalmente non mancano e le nostre debolezze, che puntualmente ci vengono rammentate, sono lì a dimostrare che vanno superate timidezze e alcune abitudini consolidate negli anni. Ma è indubbio che la società italiana, le istituzioni, le altre organizzazioni e gruppi che formano il variegato movimento glbt, dovranno confrontarsi con serietà con un’organizzazione che, al di là della forza dei numeri, è portatrice di un patrimonio indispensabile per la comunità gay italiana. Il nuovo gruppo dirigente, come è sempre stato costume dell’Arcigay, intende lavorare con spirito unitario, collaborando con tutti, ascoltando tutte le idee. Ora ci attendono importanti appuntamenti, dal pieno dispiegamento della riforma organizzativa, alla ripresa dell’iniziativa politica, dal confronto con le istituzioni, alla necessità che i Gay Pride di Padova, Milano e Roma siano appuntamenti partecipati e di grande impatto nella società e sui mass-media. Come sempre non c’è tempo per annoiarsi.
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