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| Tv antigay, ha ragione il campione di .com. |
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| Il Ministro Gasparri ha addirittura impedito che andasse in onda su “la 7” il noto serial televisivo “Queer as folk” che in Inghilterra ha riscosso un enorme successo. |
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| Lunedì 21 Gennaio 2002 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Non si può non dare ragione al sondaggio di “.com” quando contesta alla televisione nel suo complesso una disattenzione marcata verso gli omosessuali e, spesso, un modo di fare tv improntato a superficialità e pregiudizio. Se da un lato è vero che di omosessualità in televisione se ne parla assai più che negli anni ’80, dall’altro l’omosessualità continua ad essere occasione di derisione, di pregiudizio, quanto di un vero e proprio ostracismo politico. Ne sono un esempio le trasmissioni sulla famiglia dove non c’è mai un esponente omosessuale che possa parlare dei diritti delle coppie di fatto gay. Quando in tv si parla di omosessualità, se lo si fa, la trasmissione di solito è ghettizzata dopo le 22, mentre se un conduttore osa parlarne in orari normali o di massimo ascolto si mettono in moto gli inquisitori della morale come è successo più volte. Il Ministro Gasparri ha addirittura impedito che andasse in onda su “la 7” il noto serial televisivo “Queer as folk” che in Inghilterra ha riscosso un enorme successo. Ben venga quindi anche in Italia un canale gay satellitare se qualcuno lo farà. Almeno quello potrà sfuggire alle maglie della censura di Stato e dei talebani di casa nostra oltrechè, sperabilmente, agli stupidi pregiudizi che albergano ancora nelle televisioni di ogni ordine e grado. Questo articolo ha ricevuto 237 visite.
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