HOME CHI SIAMO SEGNALA WEBMASTER
 

Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
WP. Gay e destra: non potete essere liberali solo in economia
WP. Gay e destra: non potete essere liberali solo in economia
Sul Foglio di sabato 8 luglio, giorno della manifestazione del World Pride a Roma, Franco Grillini scrive un articolo sui rapporti tra gay e destra tra liberismo e tradizionalismo
Sabato 08 Luglio 2000
di Gay.it
in Focus

Stampa
Segnala ad un tuo amico
Scrivi alla redazione
Fai Notizia

Vorrei porre una domanda ai politici e opinionisti che si riconoscono nel centro-destra e che si definiscono liberali: perché, come hanno dimostrato le vicende del Gay Pride, così tanti fra di voi ce l’hanno con noi e perché ostacolate, anziché favorire, una politica per i diritti civili degli omosessuali? La domanda potrebbe apparire ingenua, ma lo è meno di quanto appaia. Potremmo formulare la domanda in termini di cultura politica, di coerenza ideale. Sarebbe molto facile citare i classici della tradizione liberale occidentale, a partire da John Stuart Mill, per dimostrare come la difesa dei comportamenti diversi da quelli imposti dalla “tirannide della maggioranza”, sociale o politica, sia sempre stata il fulcro della concezione antropologica e filosofica, prima ancora che politica, del liberalismo occidentale. Per di più, oggi tutti possono facilmente venire a conoscenza dell’esperienza di vita, non più nascosta e comune pressoché a tutti gli omosessuali, che in Occidente possono raccontare e raccontano ormai liberamente da decenni come la loro non sia una “scelta di vita”, ma una constatazione, la constatazione cioè che i desideri erotici e affettivi di una minoranza di esseri umani si indirizzano da sempre, spontaneamente e naturalmente, verso individui del proprio sesso anziché del sesso opposto – sicché la scelta non è fra omosessualità e eterosessualità, ma fra avere o non avere sinceri e autentici rapporti affettivi e sessuati con altri esseri umani: oggi dovrebbe essere quindi evidente a chiunque come discriminare sulla base dell’orientamento sessuale degli individui sia operazione ideale e giuridica strutturalmente identica a discriminare sulla base della razza. (O sulla base della capacità procreativa: si è sentito in questi giorni qualche intellettuale liberale affermare che l’omosessualità, non essendo procreativa, sarebbe mera espressione di “edonismo”: sarebbero questi intellettuali disposti ad affermare che le discriminazioni vigenti contro le coppie omosessuali andrebbero quindi estese anche ai milioni di coppie eterosessuali sterili, o a tutte quelle che hanno superato l’età procreativa?) Sarebbe anche fin troppo facile ironizzare sull’abbandono di una tradizione di laicismo liberale tipicamente italiana (nata, cioè, a partire dalle specificità della situazione italiana, e del nemico che, fin dal suo nascere, il liberalismo italiano si era trovato di fronte), evidenziato dalla richiesta, avanzata da molti “liberali” del Polo, di accettare addirittura il diktat vaticano, e di sospendere per un anno intero l’esercizio di una fondamentale libertà liberale, come il diritto di riunione, nella capitale del paese: di che far arrossire qualunque liberale di destra, che si riconosca non nell’eredità di Cattaneo, di Gobetti o di Guido Calogero, ma in quella del conte di Cavour, di Benedetto Croce, di Giovanni Malagodi. Sarebbe anche facile far notare come la maggioranza di centro-destra del nuovo Parlamento europeo non ne abbia mutato l’orientamento favorevole ai diritti civili degli omosessuali, proprio perché il gruppo liberale ha fatto valere in questo campo il suo peso determinante assieme a quello socialdemocratico. Ma capisco che ragionare di cultura politica, di ispirazioni ideali, di coerenze “ideologiche”, ancorché liberali, sia ingenuo, a destra come a sinistra, in un contesto politico come quello attuale italiano, in cui non contano culture politiche e scelte di valori o di civiltà, ma sondaggi di opinione e tecniche di marketing politico. Ma è proprio su questo terreno che i tempi dovrebbero essere maturi per una riflessione su queste questioni anche all’interno del centro-destra italiano, come è già accaduto non senza travaglio nei mesi scorsi in Francia e in Germania. Gran parte del successo del centro-destra italiano in questi ultimi anni è stata dovuta alla percezione, a torto o a ragione condivisa da buona parte del paese, che tale schieramento era più attrezzato, rispetto al centro-sinistra, a modernizzare il paese, a spazzare via strutture sociali e burocratiche non più al passo con l’evoluzione della società e dell’economia. La rivoluzione liberista che ha soffiato con forza negli ultimi vent’anni sull’Occidente trova insomma anche in Italia sostenitori entusiasti e consenso diffuso. Ma questa ondata liberista, lungi dal provocare una restaurazione dei valori tradizionalistici (“Dio Patria Famiglia”) che erano stati propri finora dei partiti di destra, ha dato e sta dando a quei valori, e alle strutture sociali che vi si fondavano, il colpo finale. La profonda destabilizzazione della struttura sociale indotta dall’ondata neoliberista, con la sua perentoria richiesta di “flessibilità” in tutti i campi, ha profondamente eroso le basi sociali del tradizionalismo. Nelle nostre società la famiglia tradizionale è profondamente in crisi; le pratiche religiose tradizionali sempre più abbandonate; le prescrizioni sessuali delle confessioni religiose che ancora si ostinano a predicarne sono ignorate in modo pressoché unanime se non addirittura ridicolizzate; la disponibilità a “sacrificarsi per la patria” è ormai sostanzialmente estinta; trionfa, almeno sul piano culturale, il pacifismo; il servizio di leva obbligatorio è ormai improponibile ai giovani occidentali. E, per quel che ci riguarda, l’omosessualità non è mai stata così visibile e così, relativamente s’intende, socialmente poco avversata e giuridicamente garantita come in questi ultimi anni in Occidente. Insomma, non solo le conseguenze culturali dell’ondata neoliberista e della globalizzazione minano alla base il consenso al tradizionalismo, ben più di quanto non fossero in grado di fare le politiche sociali della sinistra; non solo le argomentazioni che mirano a creare consenso alle riforme liberiste attingono a un patrimonio di idee e di valori – qualunque cosa se ne pensi – ben poco compatibili con il tradizionalismo: quel che più conta, la base elettorale giovanile dei partiti della destra europea (stiamo parlando naturalmente della destra democratica e liberale, non di quella fascista o estremista) non è affatto tradizionalista, tutt’altro. Questo elettorato è al contrario portato a vedere in questa destra, a torto o a ragione non importa, uno schieramento maggiormente adatto ad affrontare le sfide della modernità, accogliendone anziché respingendone anche le implicazioni etiche e culturali. E questa base elettorale giovanile è destinata a contare sempre di più nei prossimi anni, perché pesa quantitativamente moltissimo all’interno dell’elettorato complessivo della destra: almeno quanto l’elettorato giovanile della sinistra pesava all’interno di quello complessivo della sinistra di venti o trent’anni fa. Questo può mettere in crisi il confezionamento di pacchetti preordinati di proposte elettorali che continuino ad abbinare politiche liberiste e adesione a valori tradizionalistici, che è stato fin qui tipico della destra in Occidente. Del resto, il libro manifesto della politica liberista thatcheriana e reaganiana era stato “Liberi di scegliere” dell’economista Milton Friedman. Non mi pare che buona parte del vasto elettorato giovanile della destra, che apprezza le intenzioni e gli esiti modernizzanti della sua conclamata politica economica liberista sia così lontana, anche quando non vota radicale, dal condividere la richiesta che anche alle questioni etiche sia applicato lo stesso metro liberale e la stessa “libertà di scegliere” piani di vita individuali. I sondaggi effettuati fra gli italiani di età inferiore ai 55 anni danno il consenso alle nostre rivendicazioni ormai nettamente maggioritario. È ingenuo allora chiedere, quanto meno, al centro-destra italiano, di recuperare in quello schieramento la pluralità di posizioni su questi temi che l’adesione al Ppe da parte di Forza Italia ha per il momento messo sotto silenzio, ma che è invece ben presente nella sua base elettorale, soprattutto giovanile? È ingenuo chiedergli di sottrarre questi argomenti a soffocanti accordi di schieramento, mortificanti alla fine per l’identità e la dignità di ciascuna singola componente politica e culturale? È ingenuo chiedere conto delle ragioni di una limitazione del principio della libertà di scelta alle sole questioni strettamente economiche, per esempio, in rapporto al problema della disparità di trattamento fra una coppia di ultrasettantenni che può scegliere liberamente di adottare il regolamento di rapporti giuridici e patrimoniali reciproci previsto dalla legislazione matrimoniale e due ragazzi omosessuali, anch’essi, esattamente come i primi, impossibilitati a procreare, ai quali però tale libertà di scelta in materie strettamente attinenti alla propria vita privata non è riconosciuta ed è anzi, dai tradizionalisti della destra, orgogliosamente denegata? Dopo tutto, non solo la legge sul divorzio e quella sull’aborto in Italia furono approvate solo perché alla gran parte della sinistra si unì la piccola ma numericamente determinante componente laica della destra (nei referendum popolari successivi in modo ancor più evidente e determinante che in occasione dei voti parlamentari), ma tutte le riforme adottate in Europa in materia di diritti civili degli omosessuali, dalle leggi scandinave e olandesi fino all’ultima risoluzione del nuovo Parlamento europeo a maggioranza di destra sono state approvate da maggioranze analoghe. Credo che i leader dei liberali del centro-destra farebbero bene a prestare attenzione a questi interrogativi, dato che gli stessi mutamenti sociali che hanno determinato l’ondata liberista, il vasto consenso giovanile a tali mutamenti e i loro successi elettorali stanno lavorando anche a nostro favore. Chi non se ne accorgerà in tempo forse non farà in tempo a pentirsi della sua disattenzione.

Questo articolo ha ricevuto 152 visite.



Articoli correlati...

Nozze gay, 'Sì Obama solo per motivi politici'. Due americani su tre: 'Opportunismo' Mondo
Mercoledì 16 Maggio 2012
Nozze gay, 'Sì Obama solo per motivi politici'. Due americani su tre: 'Opportunismo'
L'apertura del presidente degli Stati Uniti Barack Obama sui matrimoni gay ha rappresentato un vero e proprio terremoto per la politica americana
di La redazione di Gaynews
Ricky Martin saluta Obama: 'Ammiro il suo coraggio sulle nozze omosessuali' Spettacoli
Mercoledì 16 Maggio 2012
Ricky Martin saluta Obama: 'Ammiro il suo coraggio sulle nozze omosessuali'
Il presidente Usa ha partecipato al party della comunità gay a New York. Per il 67% degli americani l'apertura sui matrimoni è una mossa politica
di Adnkronos
'Celebrate la giornata contro l'omofobia'. L'invito di Profumo ai presidi Primo piano
Mercoledì 16 Maggio 2012
'Celebrate la giornata contro l'omofobia'. L'invito di Profumo ai presidi
Il 17 maggio cade la ricorrenza istituita dal Parlamento europeo nel 2007 e per la prima volta il governo promuove l'iniziativa negli istituti attraverso una circolare
di Repubblica.it
ILGA-Europe lancia il suo primo rapporto annuale sui diritti LGBT in Europa Mondo
Martedì 15 Maggio 2012
ILGA-Europe lancia il suo primo rapporto annuale sui diritti LGBT in Europa
L’occasione è la celebrazione della Giornata internazionale contro l’omofobia alla presenza del Commissario Europeo agli Interni Cecilia Malmström
di Associazione Radicale Certi Diritti



RUBRICHE RISORSE

APPUNTAMENTI
22 maggio: 57. Eurovision Song Contest, I Semifinale, 18 paesi in gara
22 maggio: 57. Eurovision Song Contest, I Semifinale, 18 paesi in gara
In diretta su Rai5, sono in gara i ticinese Ivan e Gabriele Broggini con “Unbreakable”, ed i vicini di casa di San Marino (video)
24 maggio: 57. Eurovision Song Contest, II Semifinale, 18 paesi in gara
24 maggio: 57. Eurovision Song Contest, II Semifinale, 18 paesi in gara
Nella SF non trasmessa dalla Rai è in gara la boy band bielorussa Litesound con l’italianissimo varesino Jacopo Massa (video)
26 maggio: 57. Eurovision Song Contest, Gran Finale, 26 paesi in gara
26 maggio: 57. Eurovision Song Contest, Gran Finale, 26 paesi in gara
In diretta su Rai2, Italia, Spagna, Uk, Francia, Germania, Azerbaijan ed altre 20 nazioni gareggeranno nella finalissima di Baku 2012 (video)