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| Dopo il World Pride subito la discussione delle leggi per i diritti in Parlamento. |
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| Si deve essere orgogliosi delle proprie ragioni, di questo grande successo, di aver inciso nel profondo, di aver restituito passione e ideali alla politica italiana. |
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| Domenica 09 Luglio 2000 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Il World gay pride Roma 2000 passerà alla storia della politica, della cultura e del costume come la più grande manifestazione per i diritti civili del nostro paese. Non solo per i diritti delle lesbiche e degli omosessuali, e già questo è un passo enorme e irreversibile, ma anche per tutto il mondo progressista che ieri per le vie di Roma ha ritrovato la voglia di un impegno politico e ideale che negli ultimi tempi si era appannato. La presenza dei segretari di partito della sinistra, e persino di alcuni parlamentari della destra, ha il significato preciso di un paese che ormai esprime solidarietà e consenso alle battaglie per i diritti umani e civili degli omosessuali sempre di più viste come generali e di tutti. Ora occorre coerenza: si chiede ai partiti, che hanno espresso solidarietà e condivisione, di porre subito in calendario le riforme parlamentari che più stanno a cuore al movimento omosessuale: la legge contro le discriminazioni e quella sulle Unioni Civili. Ma le dimensioni della manifestazione, l’interesse dell’opinione pubblica, la mobilitazione, che ha superato i confini delle stesse organizzazioni omosessuali, ci suggerisce una riflessione sui mutamenti profondi della nostra società. Molti pensavano che i gay fossero una “sparuta minoranza”, un “gruppo elitario” (definizione preferita da oltretevere per irridere all’urgenza delle riforme progay). Con il world pride nessuno potrà più dire che il paese non esprime consenso verso i diritti degli omosessuali, che i gay fanno perdere voti, che ci sono “cose più importanti” di cui parlare. Da ieri la “questione omosessuale” entra prepotentemente nella politica nazionale con la stessa dignità e rilevo delle altre grandi questioni italiane come la finanziaria, la politica estera e vie dicendo. Ma, soprattutto, entra prepotentemente nella cultura politica di questo paese la politica dei “diritti individuali di libertà” al di là del tradizionale conservatorismo italico. Anche alla Chiesa cattolica il gay pride ha fatto bene perché ha ridato voce al cattolicesimo democratico e popolare che detesta lo strapotere della gerarchia vaticana che sempre più si comporta come se fosse un partito politico schierato con la destra. Si può, quindi, essere orgogliosi delle proprie ragioni, di questo grande successo, di aver inciso nel profondo, di aver restituito passione e ideali alla politica italiana.
Roma, 9 luglio 2000 Questo articolo ha ricevuto 199 visite.
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