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Edizione di Giovedì 17 Maggio 2012
Respingere il razzismo, ma dire la verità
Respingere il razzismo, ma dire la verità
Sul difficile rapporto tra religione islamica e libertà civili
Sabato 29 Settembre 2001
di La redazione di Gaynews
in Focus

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Aurelio Mancuso

Silvio Berlusconi l’altro giorno ha pronunciato parole avventate, sciocche e pericolose. Affermare, come Presidente del Consiglio, che la nostra cultura è superiore a quella dell’Islam non solo è antistorico, ma in questo momento di grande tensione internazionale dove si sta cercando di aprire un rapporto stabile con pezzi importanti della cultura medio orientale e orientale, dannoso per le stesse democrazie occidentali. E’ vero però, che il rispetto dei diritti civili e delle libertà individuali nelle società a forte presenza islamica è quasi inesistente. Non tutti sanno che non è sempre stato così. Anzi nei secoli scorsi in diversi paesi medio orientali l’omosessualità era assolutamente più vivibile rispetto alle nostre società. Di più. In alcune aree della cultura araba ancora oggi si studiano e si declamano studiosi e poeti che descrissero la naturalità del rapporto omosessuale. Certo, i tempi sono cambiati, e più sono risultate evidenti alle enormi masse di islamici le ingiustizie patite sotto i regimi colonialisti e più il fanatismo e l’odio verso la cultura occidentali sono aumentati. Le frange teologiche islamiche fino allora minoritarie sono diventate un punto di riferimento per milioni di persone. Gli omosessuali in Afghanistan vengono uccisi per schiacciamento, in Arabia Saudita vengono impiccati, in altri paesi torturati e fatti morire in tremende prigioni. Quindi non si possono avere esitazioni: i gay devono stare dalla parte delle società che soprattutto negli ultimi vent’anni hanno riconosciuto diritti e libertà, a cominciare dall’Europa. Non si tratta di sapere chi è superiore o inferiore, ma certamente la cultura islamica, anche quella definita moderata, ha molta strada da fare. Questi temi, che vanno affrontati con prudenza e senza esasperare gli animi, già abbastanza agitati dal nuovo preoccupante clima che si respira in occidente, devono essere oggetto di confronto anche con le comunità islamiche che vivono e lavorano in occidente. E’ cioè necessario capire fino in fondo quale grado di dialogo sia possibile tra noi, cittadini a cui non sono stati riconosciuti tutti i diritti, e loro immigrati che con fatica stanno cercando di integrarsi mantenendo le proprie tradizioni. La questione non è secondaria. La presenza di milioni di cittadini islamici nel nostro Paese, a differenza di quello che urlano i leghisti e affini, non ha provocato grandi problemi. Tutti sono d’accordo a dire che la loro presenza è necessaria e comunque inevitabile. Anche il movimento gay deve però misurarsi con schiettezza verso un fenomeno che in alcuni di noi crea preoccupazione. Per molti immigrati l’omosessualità è una non realtà, (salvo poi praticarla abbondantemente), l’ostilità verso i gay è a volte palese e figlia della cultura dei paesi di provenienza. Per tutte queste ragioni è bene non evitare un tema seppur spinoso, che attiene però direttamente alla nostra possibilità di vivere sempre più sereni nel nostro Paese. Alle organizzazioni islamiche presenti in Italia dobbiamo chiedere di pronunciarsi con chiarezza contro ogni forma di discriminazione e per la difesa delle libertà individuali. Sarà possibile?

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